Cambiare per guarire – guarire per cambiare

Cambiare non è sempre facile perché troppo spesso è più sicuro vivere in uno stato di cose conosciuto piuttosto che rischiare un cambiamento. Siamo incatenati negli schemi di ciò che ci sembra necessario, ma che il più delle volte non lo è affatto. In noi ci sono dei comportamenti così radicati da indossarli ogni giorno come se fossero abiti senza accorgerci di quanto questi siano condizionanti e dei limiti. Ciò che spesso siamo costretti a vedere intorno a noi sicuramente non ci aiuta e ormai abbiamo fatto l’abitudine al dolore, al male e alla malattia. Importanti film in circolazione rappresentano imminenti catastrofi nei minimi particolari da farle sembrare vere e i media che portano notizie di nuove epidemie, ci convincono che è importante vaccinarsi.

Ma la malattia non è un parente stretto che potrebbe arrivare da un momento all’altro, va considerata un ospite indesiderato, non necessario. Dobbiamo guarire dal pensiero di necessità della malattia, perché non c’è bisogno di stare male per capire la salute o il benessere.  Questo è stato uno dei temi affrontati dai relatori del convegno dell’AMCI a Milano, l’ultimo 26 novembre con il titolo “La dimensione antropologica e teologica della malattia: “Il Signore guarisce tutte le tue malattie”. Fra i tanti partecipanti, c’ero anche io. Sono rimasta piacevolmente stupita dal numero di persone intervenute e con piacere ho notato un pubblico appartenente a varie fasce di età e moltissimi giovani, considerando l’argomento non proprio facile. I relatori intervenuti hanno affrontato le tematiche religiose della malattia cercando di darle un senso, considerandola una parte del percorso umano, trattandola come un’entità che ci rivela l’importanza della vita. Hanno parlato dell’uomo come se fosse una macchina, composto da vari organi fisici, sul quale il medico interviene come un tecnico per ripristinare le parti mal funzionanti; altri hanno anche parlato di guarigioni miracolose e di centri di medicina alternativa dove si pratica la preghiera e la meditazione come metodo di guarigione.

Durante questi ultimi anni di studio ho conosciuto molti medici e ho imparato a rispettare questa scienza, ma come evidenziato dall’ultimo relatore del convegno, nessuna terapia dà garanzia di guarigione perché la medicina non ha tutte le risposte e spesso i medici, nonostante la loro esperienza, vanno per tentativi, ignorando completamente la natura mentale della malattia.

Quotidianamente mi scontro con persone che considerano la salute solo l’assenza della malattia e non uno stato di benessere fisico e spirituale che secondo la mia esperienza va educato e coltivato. Sono convinta che la nostra salute può essere uno stato naturale vissuto quotidianamente cambiando il nostro modo di pensare e accorgendoci che il nostro corpo non agisce in maniera autonoma, decidendo di ammalarsi. La malattia ed il malessere devono essere considerati innaturali e la salute non come un evento che denota la mancanza di un malanno, ma il risultato del potere della nostra mente che se riconosciuto è un mezzo pratico e spirituale infallibile.

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