Senza tempo

Anni fa ero al matrimonio della mia amica del cuore che si sposava in Arizona con un nativo americano. In questa bellissima festa all’aperto, organizzata dalle famiglie degli sposi ho conosciuto tante persone, ma una mi è rimasta particolarmente impressa: una donnina piccola, vestita con abiti semplici, la testa coperta da un fazzoletto e molti gioielli tipici al collo. I suoi occhi blu mi fissavano e la sua allegria e vivacità mi incuriosirono al punto che chiesi alla mia amica chi fosse questa donnina. Lei sapeva solo che era una parente di sua suocera, ma nessuno sapeva nulla di lei, né dove vivesse e tanto meno la sua età perché non possedeva nessun documento di identità. La cosa allora mi meravigliò molto e non essendo io ancora studiosa della Scienza Cristiana, m’interrogai riguardo una simile possibilità.

Ripensandoci, ora riesco a comprendere meglio il racconto in Scienza e Salute con Chiave delle Scritture, di Mary Baker Eddy, della donna che aspetta per anni alla finestra, nella speranza di vedere la persona amata tornare, e priva della percezione del passare del tempo non invecchia ( p. 245). Ma allora cosa è il tempo dopo tutto? Da dove nasce la necessità di definirlo? Avrebbe lo stesso significato senza la sua misurazione? Eliminando l’aspetto estetico con il quale spesso si determina il cosiddetto “passare degli anni”, quali potrebbero essere gli altri benefici derivanti dal non considerare il tempo? Misurare vuol dire affermare l’esistenza di un inizio e di una fine, in qualche modo stabilire un limite per farlo diventare un metodo di riferimento come l’orologio, il metro, il misurino, la bilancia, il termometro e molti altri strumenti come questi che servono per contare, pesare o assegnare valore.

L’atto di misurare, cioè limitare la nostra esistenza con scadenze che ci imprigionano, è in netto contrasto con ciò che è l’Infinito divino che riflettiamo. Se Dio è illimitato, non misurabile, e se noi lo riflettiamo perché dovremmo essere diversi? Dio non misura per limitare, ostacolare o togliere la sua bontà, la sua pazienza o sapienza. Tutte queste qualità infatti sono infinite e sono state create per aumentare le nostre possibilità, sfruttando i nostri talenti, e per sviluppare le nostre capacità. Alla luce di tutto questo, l’unico concetto ammissibile è “l’adesso infinito”, nel quale gli anni passano solo per aumentare la nostra saggezza e approfondire la nostra conoscenza con Dio (p. 246).

Come il buio è l’assenza della luce, così il tempo è l’assenza dell’infinito. Lo spazio ed il tempo non sono un ostacolo per la Mente e misurare il tempo non ha senso se ci manteniamo nell’eternità dove “l’adesso infinito” si espande ma non passa. Non possiamo misurare l’infinito, perché giustamente non è finito, così come non possiamo misurare Dio perché è illimitato, senza inizio o fine, e ovunque. L’unica misura da considerare è il divenire e lo svilupparsi del bene, dove il giorno e la notte non esistono più perché la nostra comprensione spirituale ci guida e ci illumina continuamente (p. 584).

Non seppi mai nulla della vecchietta conosciuta al matrimonio della mia amica, ma la lezione che mi ha insegnato me la ricorderò sempre. Ciò che allora mi sembrava inconcepibile, ora alla luce della Scienza Cristiana è logico e comprensibile. Che gioia sapere che possiamo rivolgere il pensiero all’infinito senza mai sentire nessuna costrizione, ma al contrario sperimentare l’infinito e l’eterno, ora e sempre.

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